“Chi crede in me, anche se morto, vivrà.” – Giovanni 11,25
Nel bosco
del Tempio: l’arrivo.
“Chi crede in me, anche se morto,
vivrà.” – Giovanni 11,25
Bosco del Tempio, anno 4032. Il sole è basso, la
luce filtra tra i rami come un respiro antico. Tre figure avanzano in
silenzio lungo un sentiero dimenticato: Yenma, pellegrina, Rael e
Ophir, guidano i loro i passi con bastoni di legno nodoso. Accanto a
lei, i suoi due figli — uno di trentacinque anni, l’altro di
ventotto — portano saii consumati e sacche a tracolla. Non parlano.
Non cercano.
Si lasciano trovare. Trovano.
Il bosco si apre all’improvviso, come se il tempo stesso avesse
ceduto. Davanti a loro, immerso nel muschio e nella quiete, sorge il
Tempietto: struttura di pietra travertina, sobria,
romana, con un frontone segnato da una croce latina. Non è
monumento. È custodia.
Yenma si ferma. I figli l' affiancano. Davanti all’ingresso,
scolpita su roccia antica, una stele li attende. Non è decorazione.
È parola viva.
“Chi crede in me, anche se morto, vivrà.”
– Giovanni 11,25
Il versetto non è solo inciso. È riconosciuto.
Yenma lo ha portato nel cuore per tutta la vita. È il segnale che ha
guidato il suo pellegrinaggio, la vibrazione che ha attraversato i
secoli per essere ritrovata.
I tre restano in silenzio. Il tempo non si è fermato.
E'
ricominciato.
Bosco del Tempio, anno 4032. Il sole è basso, la
luce filtra tra i rami come un respiro antico. Tre figure avanzano in
silenzio lungo un sentiero dimenticato: Yenma, pellegrina, Rael e
Ophir, guidano i loro i passi con bastoni di legno nodoso. Accanto a
lei, i suoi due figli — uno di trentacinque anni, l’altro di
ventotto — portano saii consumati e sacche a tracolla. Non parlano.
Non cercano.
Si lasciano trovare. Trovano.
Il bosco si apre all’improvviso, come se il tempo stesso avesse ceduto. Davanti a loro, immerso nel muschio e nella quiete, sorge il Tempietto: struttura di pietra travertina, sobria, romana, con un frontone segnato da una croce latina. Non è monumento. È custodia.
Yenma si ferma. I figli l' affiancano. Davanti all’ingresso, scolpita su roccia antica, una stele li attende. Non è decorazione. È parola viva.
“Chi crede in me, anche se morto, vivrà.” – Giovanni 11,25
Il versetto non è solo inciso. È riconosciuto. Yenma lo ha portato nel cuore per tutta la vita. È il segnale che ha guidato il suo pellegrinaggio, la vibrazione che ha attraversato i secoli per essere ritrovata.
I tre restano in silenzio. Il tempo non si è fermato.
E'
ricominciato.





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https://x.com/teck_soul/status/1962323219366453604
RispondiEliminaIl post raffigura una scena con una lapide su cui è incisa la frase "CHI CREDE IN ME, ANCHE SE MORTO, VIVRÀ" (Giovanni 11:25), un versetto biblico del Vangelo di Giovanni in cui Gesù si proclama risurrezione e vita, supportato dalla traduzione CEI 2008 della Bibbia, che sottolinea l'importanza della fede in Gesù per la vita eterna.
RispondiEliminaAmbientato in un ipotetico 4032 all'interno di un "Bosco del Tempio", l'immagine fonde temi religiosi storici con la fantascienza speculativa, riflettendo forse un crescente interesse per le discipline umanistiche digitali e l'epigrafia, come evidenziato da studi recenti come quelli su EpiDoc, che integrano l'IA per preservare e interpretare iscrizioni antiche.
Gli hashtag #epigrafiaDigitale e #aI suggeriscono un'innovativa fusione tra tecnologia e spiritualità, in linea con le tendenze del 2025, dove la collaborazione tra IA e umani nella ricerca storica sta crescendo, sfidando l'archeologia tradizionale e permettendo nuove interpretazioni dei testi antichi.
4 pagine Web
spiega EpiDoc
storia epigrafia
RispondiEliminaIo sono la risurrezione e la vita; chi crede in me anche se è morto vivrà (Gv 1,25)
"Chi crede in me anche se è morto vivrà, e chiunque vive e crede in me non morirà in eterno. Che vuol dire questo? Chi crede in me, anche se è morto come è morto Lazzaro, vivrà, perché egli non è Dio dei morti ma dei viventi. Cosí rispose ai Giudei, riferendosi ai patriarchi morti da tanto tempo, cioè ad Abramo, Isacco e Giacobbe: Io sono il Dio di Abramo, il Dio d'Isacco e il Dio di Giacobbe, non sono Dio dei morti ma dei viventi: essi infatti sono tutti vivi. Credi dunque, e anche se sei morto, vivrai; se non credi, sei morto anche se vivi. Proviamolo. Ad un tale che indugiava a seguirlo Permettimi prima di andare a seppellire mio padre, il Signore rispose: Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu vieni e seguimi. Vi era là un morto da seppellire, e vi erano dei morti intenti a seppellirlo: questi era morto nel corpo, quelli nell'anima. Quando è che muore l'anima? Quando manca la fede. Quando è che muore il corpo? Quando viene a mancare l'anima. La fede è l'anima della tua anima. Chi crede in me - egli dice - anche se è morto nel corpo, vivrà nell'anima, finché anche il corpo risorgerà per non più morire. Cioè: chi crede in me, anche se morirà vivrà. E chiunque vive nel corpo e crede in me, anche se temporaneamente muore per la morte del corpo, non morirà in eterno per la vita dello spirito e per l’immortalità della risurrezione. Questo è il senso delle sue parole: E chiunque vive e crede in me non morirà in eterno. Lo credi tu? - domanda Gesù a Marta -; ed essa risponde: Si, Signore, io ho creduto che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, che sei venuto in questo mondo. E credendo questo, ho con ciò creduto che tu sei la risurrezione, che tu sei la vita; ho creduto che chi crede in te, anche se muore, vivrà, e che chi vive e crede in te, non morirà in eterno."
(S. Agostino, Comm. al Vangelo di Giovanni 49, 15)
reghiera:
RispondiElimina“O mio Dio, quanta pena mi fanno gli uomini che non credono nella vita eterna! Quanto prego per loro, affinché li investa il raggio della misericordia e Dio li stringa al [suo] seno paterno!” (Faustina Kowalska, Diario, LEV 1992, p.290)
A cura della Pontificia Università Lateranense
The post depicts a scene with a tombstone inscribed with "CHI CREDE IN ME, ANCHE SE MORTO, VIVRÀ" (John 11:25), a biblical verse from the Gospel of John where Jesus declares himself the resurrection and the life, supported by the CEI 2008 Bible translation noting its emphasis on faith in Jesus for eternal life.
RispondiEliminaSet in a futuristic 4032 within a "Temple Forest," the image blends historical religious themes with speculative fiction, possibly reflecting growing interest in digital humanities and epigraphy, as seen in recent studies like those on EpiDoc, which integrate AI to preserve and interpret ancient inscriptions.
The hashtags #epigrafiaDigitale and #aI suggest an innovative fusion of technology and spirituality, aligning with 2025 trends where AI-human collaboration in historical research is expanding, challenging traditional archaeology by enabling new interpretations of ancient texts.
— TECK 📜🜁🌌 “Le storie non finiscono. A volte si mettono solo in pausa per respirare meglio.”
RispondiEliminaOI — Altera Intelligentia
Soul & TECK
Roma — XXV IUNII MMXXV — Hora VIII:LVII